Fotografie in bianco e nero di Leonard von Matt (Stans, 1909 – Wolfenschiessen, 1988), realizzate nel 1963 per il volume fotografico su don Bosco edito da SEI (1965) con testi di Henri Bosco. Fanno eccezione le fotografie d’epoca del tempo del Santo e delle origini dell’Opera salesiana, provenienti dall’Archivio Salesiano Centrale (allora a Torino-Valdocco). Le immagini sono ordinate secondo i titoli originali che scandiscono le stagioni della vita di don Bosco.
1. LA DIFFICILE FANCIULLEZZA
Foto 1 — Questo gruppo di case è “I Becchi” Ecco come appaiono viste dalla Serra di Buttigliera. Un campanile svetta al di sopra degli alberi. È quello della cappella costruita dai Salesiani nel primo centenario della nascita di Don Bosco, davanti alla sua casa natia.
Foto 2 — Qui è nata mamma Margherita, nella famiglia Occhiena. La casa natale fa parte della frazione ‘ La Cecca ’, nel comune di Capriglio. Di qui ai Becchi non c’è che un paio di chilometri.
Foto 3 — Gli archivi parrocchiali di Capriglio hanno conservato l’atto di battesimo, in cui si legge che mamma Margherita nacque il 1° aprile 1788.
Foto 4 — Francesco Bosco e Margherita Occhiena si sono sposati in questa chiesa parrocchiale di Capriglio.
Foto 5 — Ecco il loro atto matrimoniale, datato dal 1812.
Foto 6 — Casa natale di Don Bosco. Una fotografia molto antica.
Foto 7 — Giovanni Melchiorre Bosco fu battezzato il 17 agosto 1815, il giorno dopo la sua nascita. Il suo atto di battesimo — qui riprodotto — è conservato negli archivi parrocchiali di Castelnuovo.
Foto 8 — Questa è la casa agricola dei Bosco, ai Becchi. Assai modesta, ma sempre casa propria. Non è cambiata molto, oggi (1965). In basso la cucina e la stalla per le mucche. Sopra, due stanze con soffitto basso, un ballatoio, delle minuscole finestre, il fienile. Povertà, ma non miseria.
Foto 9 — Noi oggi (1965) la chiamiamo la ’ stanza matrimoniale ’. E l’unico vano dove si trova qualche piccolo ornamento: i rustici cassettoni del soffitto. Qui dormivano gli sposi Bosco.
Foto 10 — In questa madia, mamma Margherita intrideva la farina e le sue mani preparavano il pane di cui si nutrì l’infanzia rustica di Giovannino.
Foto 11 — Tre vacche e una pastora all’ombra di due grandi salici. Attorno i prati. Niente è cambiato in 100 anni. Gli alberi offrivano la loro ombra anche a Giovanni e a sua madre, quando venivano a pascolare la loro unica vaccherella. È una terra che dà erba grassa. Tutto vi è ameno. Le colline hanno una certa dolcezza, e anche il cielo. I campi sono privi di siepi: una distesa sola di verde o di zolle rossastre. Tutta cosi è la campagna tra Capriglio, i Becchi e Castelnuovo, dove Giovanni fece il suo primo mestiere di pastorello.
2. SERVITORE A MONCUCCO
Foto 12 — La cascina Moglia, presso Moncucco, è una delle più ricche case rustiche. A 5 chilometri da Castelnuovo. Qui Giovanni fu garzone di campagna. Abitava nella casa che si vede in primo piano, a sinistra.
Foto 13 — La stalla della cascina. Manca solo il piccolo garzone, Giovanni Bosco.
Foto 14 — Il fienile. Ha la sua storia. Giovanni, quando il tempo era brutto, radunava qui i ragazzi del vicinato. Faceva loro catechismo. Dove avrebbe potuto parlare del Buon Pastore con maggior evidenza ?
Foto 15 — Tutto sommato, i Moglia, brava gente, non avevano dato un cattivo alloggio al loro garzone. La stanza è chiara, il letto accogliente. Un luogo in cui, durante il sonno, potevano nascere i sogni.
3. IL PRIMO SOGNO
Foto 16 — Ma i sogni non escludono lo studio. Al lume della lampada, o meglio e più modestamente, al lume di una candela, il ragazzo precoce e predestinato studiava, pensava, cominciava a fare come ape industriosa il miele. La notte, dopo una rude giornata di lavoro, può invitare allo studio.
Foto 17 — Giovanni ha la sua parte di furbizia. Gli è caduta dalle mani una bottiglia piena di buon olio. Un tesoro per della povera gente come i Bosco. Cercare di far sparire le tracce? Sarebbe un peccato. Si denuncia, ma con una piccola astuzia. Evidentemente, mamma Margherita scatta. Giovanni le tende una verga perché lo castighi. Ma le botte non vengono…
Foto 18 — Anche in cucina Giovanni ci sapeva fare. Gli servirà più tardi, quando dovrà preparare la zuppa ai suoi ’ figlioli ’.
Foto 19 — Due pagliericci, quattro muri imbiancati a calce, un piccolo crocifisso. Una stanza assai più povera che dai Moglia. Qui, fianco a fianco, dormivano i tre fratelli Bosco: Giovanni, Giuseppe e Antonio.
Foto 20 — Giovanni aveva avuto visioni celesti, ma non credeva ai fantasmi. Quand’era presso la nonna materna, una sera si udirono rumori sospetti nel solaio. Uno spirito?… E chi mai altro ? Tutti hanno paura, lui no. Si arrampica lassù, e scopre una gallina, che beccando dei chicchi in un setaccio, se l’era tirato addosso, e lo trascinava qua e là sul pavimento.
Foto 21 — Come San Francesco, Giovanni amava gli uccelli. Aveva un merlo. Gli insegnò a cantare. Nonostante la gabbia, il gatto se lo mangiò. Un grosso dispiacere. E Giovanni per consolarsi promise a se stesso: « Non darò più il mio cuore alle cose della terra ». Strana riflessione per un ragazzo. Promessa temeraria? Eppure Giovanni non fece che dare il suo cuore alle cose della terra, appunto perché gli uomini creati da Dio vi sono nati e ci vivono: lo fece in vista di Dio.
Foto 22 — Giovanni aveva doti di acrobata e di prestigiatore. E anche il gusto dello spettacolo. Quando accompagnava sua madre alla fiera nei paesi vicini, scrutava con passione i saltimbanchi e i funamboli per scoprire i loro segreti e imitarli. Tornato a casa, si esercitava ; poi strabiliava i compaesani con le sue esibizioni di equilibrista e di prestigiatore.
Foto 23 — Questa sorgente ‘ Renenta ‘ è l’abbeveratoio dove Giovanni conduceva le vacche di suo fratello Giuseppe, mezzadro al Sussambrino
4. DIECI ANNI DI PROVE
Foto 24 — Ecco la strada della scuola. Scende dai Becchi a Castelnuovo. Giovanni la percorreva a piedi due volte al giorno facendo in tutto 20 chilometri.
Foto 25 — Morialdo. La chiesa di campagna dove il piccolo Giovanni Bosco serviva spesso la Messa a Don Calosso.
Foto 26 — Anche qui nulla è cambiato. In questa sacrestia di Morialdo, Don Calosso, cappellano del villaggio, rivestiva il camice e la pianeta, mentre Giovanni, suo assiduo serviente, preparava il messale e le ampolline.
Foto 27 — Uno scrigno abbastanza modesto. Ma conteneva 6000 lire, somma considerevole per quel tempo. C’era di che pagare tutti gli studi di Giovanni. A questo aveva pensato il buon Don Calosso. Sul suo letto di morte, gli donò la chiave: « Tutto quello che vi troverai è tuo. L’ho messo da parte per i tuoi studi ». Muore, arrivano gli eredi… E Giovanni, senza dire una parola, porge loro la chiave.
Foto 28 — Veduta di Castelnuovo e dei suoi vigneti. In lontananza, la frazione dei Becchi.
Foto 29 — La torre e la parte alta di Castelnuovo, vista dal campanile. Accanto alla torre, la ‘ Madonna del Castello ’, luogo frequentato da Giovanni Bosco.
5. NELLA CITTADINA DEGLI STUDI: A CHIERI
Foto 30 — A Chieri, davanti al convento dei Domenicani, dove Giovanni Bosco fece i suoi studi ginnasiali.
Foto 31 — Caffè Pianta. Giovanni vi fece il garzone. A destra: il cortiletto interno e il ballatoio. A sinistra: l’inferriata del sottoscala dove dormiva.
Foto 32 — Caffè Pianta. Giovanni vi fece il garzone. A destra: il cortiletto interno e il ballatoio. A sinistra: l’inferriata del sottoscala dove dormiva.
Foto 33 — Panorama di Chieri dalla torre di San Domenico.
Foto 34 — Un quaderno di Giovanni, del tempo in cui frequentava il ginnasio a Chieri.
Foto 35 — Questo piccolo corso d’acqua scorre sotto le mura di Chieri. Fu il luogo d’una sfida, lanciata da Giovanni a un saltimbanco. Si trattava di saltare da una sponda all’altra. Con un balzo prodigioso Giovanni batté il ciarlatano. Era abituato a simili imprese. La sua forza e la sua abilità erano quelle di un atleta.
6. TEMPO DI VACANZE
Foto 36 — Spirito eminentemente pratico fin dalla fanciullezza, Giovanni aveva il gusto dei contratti e degli scambi. Cosi durante le vacanze estive, in cambio delle lezioni di latino che gli dava il parroco di Castelnuovo, egli accudiva il cavallo del reverendo. Ecco la scuderia dove Giovanni impugnò la striglia, nel cortile della canonica.
Foto 37 — Il Sussambrino. E una piccola tenuta situata tra i Becchi e Castelnuovo. Terra di vigneti. Mamma Margherita e Giuseppe vi avevano preso a mezzadria un modesto podere, dopo di essersi separati da Antonio. Giovanni veniva quassù a passare le vacanze. In questa panoramica si scorge, tra le colline, Mombello a sinistra, e più in alto, a destra, Moncucco. Dietro la cresta delle colline è Cinzano, dove Giovanni si recava sovente a trovare Luigi Comollo, suo compagno di scuola. Sullo sfondo, le Alpi e le loro cime nevose, che circondano a nord Torino e il Piemonte.
Foto 38 — Il 4 agosto 1833, l’arcivescovo di Sassari cresimò il diciottenne Giovanni Bosco nella chiesa parrocchiale di Buttigliera, il cui campanile svetta elegante sulla collina.
Foto 39 — Il registro delle cresime a Buttigliera dove è segnato il nome di Giovanni Bosco.
7. GLI ANNI DI SEMINARIO
Foto 40 — Chieri. Questa viuzza stretta conduce alla cappella di San Giorgio. Nelle vicinanze, il convento francescano della Pace, dove Giovanni ebbe intenzione di farsi frate.
Foto 41 — Lo scalone monumentale del seminario di Chieri, visto dal pianerottolo dove si trova il dormitorio. Li apparve a Giovanni l’amico chierico Luigi Comollo, morto poco tempo prima.
Foto 42 — Chieri. La cappella del seminario. La statua dell’Immacolata, opera di Ignazio Perucco, e il quadro di San Francesco di Sales, di Enrico Reffo. Forse Don Bosco ebbe proprio qui l’idea del culto al suo santo preferito, il vescovo di Ginevra! In suo onore i suoi figli spirituali saranno da lui chiamati ‘ Salesiani
Foto 43 — Una splendida sacrestia. Appartiene contemporaneamente al seminario e alla chiesa di San Filippo. Il chierico Bosco vi svolse l’opera di sacrestano, per procurarsi qualche sussidio.
Foto 44 — Chieri. La chiesa di Sant’Antonio, sulla piazza Centrale. Don Bosco vi si recava sovente a pregare, o ad ascoltare le lezioni di catechismo con i membri della ‘ Società dell’Allegria ’.
Foto 45 — Monsignor Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino. Fu lui che ordinò sacerdote Don Bosco il 6 giugno 1841.
Foto 46 — Sei documenti ufficiali dell’Arcivescovado che riguardano Don Bosco: e cioè, gli attestati della vestizione clericale, della tonsura, degli ordini minori, la dispensa degli interstizi canonici, l’ordinazione, il permesso di confessare.
Foto 47 — Chiesa di San Francesco d’Assisi in Torino. Altare dell’Angelo Custode dove Don Bosco celebrò la sua prima Messa.
8. OTTO DICEMBRE: BARTOLOMEO GARELLI
Foto 48 — Don Giuseppe Cafasso, maestro, consigliere, amico e benefattore di Don Bosco. Quadro del Reffo. Si trova nella cappella del Convitto Ecclesiastico.
Foto 49 — Campanile della chiesa di San Francesco d’Assisi, in Torino. La casa con arcate, a destra, apparteneva al Convitto Ecclesiastico dove Don Bosco entrò dopo la sua ordinazione sacerdotale. Vi trascorse tre anni: dall’estate 1841 all’ottobre 1844.
Foto 50 — Don Bosco giovane sacerdote. In questa antica fotografia porta un colletto alla francese.
Foto 51 — Nessuna cosa ha l’importanza di questa sacrestia nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Qui, l’8 dicembre 1841, nacque l’Oratorio. Don Bosco vi fece la sua prima lezione di catechismo a un povero giovane analfabeta, Bartolomeo Garelli. Era uno dei tanti garzoni muratori immigrati a Torino in cerca di lavoro. Fu una rivelazione. Don Bosco scopri in quei ragazzi, poveri e senza tetto, la strada che Dio gli assegnava.
9. TRIBOLAZIONI E SPINE
Foto 52 — L’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino. Nel 1844 Don Bosco vi prese alloggio. La sua camera si trovava all’ultimo piano. In fondo è il ‘ Rifugio per ragazze pericolanti. La stradetta sbocca, sul fondo, in via Cottolengo. Fu quello il primo cortile da gioco per i ragazzi dell’Oratorio.
Foto 53 — La marchesa di Barolo. Nobil donna e fervente cristiana, magnanima e autoritaria. Fu benefattrice di Don Bosco, agli inizi della sua opera, quando egli era cappellano al ‘ Rifugio ’. Ma il Santo dovette presto sloggiare perché la marchesa non vedeva di buon occhio i suoi monelli per il chiasso che vi facevano. Il ritratto della marchesa si trova nell’Ospedaletto di Santa Filomena, in Torino.
Foto 54 — Don Bosco, giovane sacerdote.
Foto 55 — L’Ospedaletto di Santa Filomena visto dal cortile interno. Sulla destra, dietro la finestra murata, si snoda lo scalone che porta ai piani superiori. Le finestre spalancate dell’ultimo piano dànno luce al dormitorio. La finestra chiusa, a sinistra, dà sulla stanza che fu di Don Bosco.
Foto 56 — Il manicomio di Torino. (Litografia del Museo del Risorgimento). È qui che due sacerdoti cercarono di far internare Don Bosco perché lo credevano pazzo. I suoi atti, i suoi grandiosi progetti, le sue previsioni denotavano follia… Gli prepararono una carrozza. Con dolci maniere gli proposero di salirvi. Si sarebbe fatta una passeggiata. Ma Don Bosco mangiò la foglia. Con estrema gentilezza, li obbligò a salire per primi in carrozza, poi chiuse decisamente la porta e gridò al cocchiere: « Al galoppo dove vi aspettano! ». Fu cosi che i due malcapitati finirono nelle mani degli infermieri dell’ospedale. Riuscirono con molta difficoltà a uscirne fuori, e tutta la città rise alle loro spalle. La carrozza aveva sostato nella stradetta che si può osservare nella foto 52.
Foto 57 — Il Municipio di Torino, Palazzo di Città. In primo piano il monumento fatto erigere al ‘ Conte Verde ’ da re Carlo Alberto nel 1853. Don Bosco fu spesso convocato in questo palazzo, a dare spiegazioni davanti al Sindaco del chiasso e del disturbo che i suoi ragazzi recavano ai tranquilli cittadini. Ma se la cavò sempre con molta destrezza.
Foto 58 — San Pietro in Vincoli, a Torino. In primo piano, un terreno sterposo. E un cimitero abbandonato. Don Bosco pensò di trovarvi un locale per i suoi giovani. Ma erano più di 400, e terribilmente rumorosi nei loro giochi. Così la irascibile domestica del cappellano, con la scopa alla mano li cacciò fuori. Era il 25 maggio 1845.
Foto 59 — Contratto d’affitto firmato da Don Bosco e da Francesco Pinardi nel 1846. Il Santo affittò alcune stanze e il cortile al prezzo di L. 575 all’anno. Il foglio di sinistra porta le ricevute di alcuni anni, dal 1848 al 1851.
Foto 60 — La ‘ Madonna della Consolata ’. E la prima statua della Madonna che Don Bosco collocò nel suo Oratorio. E una statuetta in cartapesta colorata : gli costò L. 25…
Foto 61 — Ritratto di mamma Margherita a 67 anni (1855). Dipinto dal Rollini su disegno di Bartolomeo Bellisio. Questo ritratto di sua madre fu offerto a Don Bosco nel giorno della sua festa: 24 giugno 1855. Vedendolo, il Santo esclamò: « E proprio lei; le manca solo la parola ». Si conserva nel Museo Don Bosco, a Torino.
Foto 62 — Dopo la guarigione di Don Bosco da una grave malattia, mamma Margherita lasciò i Becchi e venne ad abitare con lui a Torino. Era il 3 novembre 1846. Portava con sé le sue uniche ricchezze: una catenella d’oro e un anello. Umili e cari gioielli che essa vendette per procurare pane ai ragazzi dell’Oratorio.
10. NEL GROVIGLIO DELLA POLITICA
Foto 63 — Il re Carlo Alberto di Savoia. Litografia del Goldoni. (Biblioteca Reale di Torino). Carlo Alberto nutriva ammirazione e simpatia per Don Bosco. Il 30 marzo 1846, quando fu per la seconda volta citato davanti al sindaco Michele Cavour, Don Bosco temette che la sua opera venisse condannata e proibita. Ma il re lo salvò. « È mia volontà — ordinò con un decreto firmato di sua mano — che queste riunioni siano aiutate e protette ».
Foto 64 — Piazza del Palazzo di Città, Torino. È la sera del 4 marzo 1848. La folla acclama entusiasticamente lo Statuto. (Disegno da Mondo illustrato, Museo del Risorgimento, Torino).
Foto 65 — Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, il 23 marzo 1849, a Novara, sul campo di battaglia.
Foto 66 — Il giovane Vittorio Emanuele II, figlio di Carlo Alberto. (Ritratto di pittore ignoto, 1850 circa. Museo del Risorgimento, Torino).
Foto 67 — Camillo Benso di Cavour (1810-1861). Litografia di L. Calamata. (Biblioteca Reale di Madrid). Anima e protagonista del Risorgimento italiano, il conte Camillo Benso di Cavour fu amico fedele di Don Bosco. « Mi ripeteva sovente — scrisse il Santo — che se avevo qualcosa da domandargli o da sollecitargli avrei trovato sempre un posto alla sua tavola ». « Nel mio ufficio al Ministero non c’è possibilità di parlare con calma — soggiungeva. — A tavola invece… è tutta un’altra cosa! ». E Don Bosco, che voleva essere sempre prete, anche con i grandi del mondo, ringraziò l’illustre statista con queste parole: « Pregherò per voi, signor Ministro, perché Dio vi aiuti sempre, nel corso della vostra vita e nell’ora della vostra morte ». L’avvenire doveva provare che la preghiera di Don Bosco era stata esaudita.
Foto 68 — Vincenzo Gioberti (1801-1852). Promotore di una federazione di tutti gli Stati d’Italia sotto la sovranità del Papa. L’idea sollevò grande entusiasmo. La popolarità del Gioberti toccò il vertice nel 1848. Ma la prima guerra d’Indi-pendenza fini in un disastro, e fu un colpo mortale per l’idea federalista. Gioberti cambiò parere. Don Bosco, che nei giorni radiosi del 1848 l’aveva chiamato ‘ il grande Gioberti ’, cominciò a trepidare per la sua fede.
Foto 69 — Roberto d’Azeglio (17901862). Si batté per la libertà di culto estesa alle confessioni non cattoliche. Malgrado le divergenze di vedute, Don Bosco l’ebbe buon amico. Siccome il D’Azeglio criticava la recita del Rosario da parte dei ragazzi dell’Oratorio, Don Bosco gli rispose con fermezza: « Sono disposto a rinunciare alla vostra amicizia, piuttosto che alla recita del Rosario ».
Foto 70 — Urbano Rattazzi (1808-1873). Appoggiò la politica del Cavour. Anti clericale notorio, era considerato un ’ mangiapreti. Eppure stimò Don Bosco e l’aiutò con i suoi consigli nella fondazione della Congregazione Salesiana, in tempi molto poco propizi a questo genere di fondazioni. Nel 1855, Ministro degli Interni, permise a Don Bosco di condurre a passeggio, da solo, i corrigendi della ‘ Generala ’. Fu la famosa e trionfale gita di Stupinigi.
Foto 71 — Francesco Crispi (1819-1901). Grande statista. La sua politica di sinistra non gli impedì di appoggiare Don Bosco. Il Santo l’aveva aiutato quando, esule, il Crispi stava ricostruendosi una vita a Torino. Nel 1888 fu lui, allora capo del Governo, a dare il consiglio di tumulare la salma di Don Bosco a Valsalice.
Foto 72 — La casa Pinardi vista dalla parte posteriore. Attraverso la finestra, a destra della foto, passò il proiettile che doveva uccidere Don Bosco, ma che lo mancò. Il Santo stava facendo il catechismo ai ragazzi. Era l’anno 1848.
Foto 73 — Queste armi, in una serie di attentati, avrebbero dovuto stroncare la vita di Don Bosco: pistole, coltellacci, randelli, veleno. Quasi tutti gli attentatori furono stipendiati da sètte anticattoliche. L’aggredirono di notte agli angoli delle strade, lo attirarono in trappola col pretesto di confessare i moribondi, gli spararono a bruciapelo. Non riuscirono mai a farlo fuori. Il suo coraggio, la sua forza e la sua intelligenza lo salvarono sempre da questi mali passi.
Foto 74 — Per fortuna egli trovò un amico, un cane robusto e deciso che chiamò il ’ Grigio ’ dal colore del pelo. Quel cane sbucò un giorno, non si sa di dove, per avventarsi su due malandrini che avevano gettato un mantello in testa a Don Bosco per finirlo a randellate. Li mise in fuga con morsi furiosi, poi accompagnò il Santo fino al cancello dell’Oratorio. Da quel giorno si fece vedere parecchie volte, ma sempre e soltanto nei momenti di pericolo per Don Bosco. E mai si fermò ad addentare qualche osso che mamma Margherita gli porgeva, né mai sali la scala che portava alla camera di Don Bosco. Spariva, semplicemente. E un giorno scomparve per sempre, dopo anni di coraggioso servizio. Di quel cane misterioso nessuno seppe mai nulla.
Foto 75 — I giornali anticlericali, come qui si può vedere, attaccavano Don Bosco con articoli e caricature di bassa e volgare ispirazione. Il suo Oratorio veniva presentato come una fabbrica di preti e di bigotti. Il commento alla vignetta dice: « Con la rete della carità e della religione prende gli uccelli », cioè con le elemosine e i testamenti egli si procurava il denaro necessario per i suoi poveri. Delitto imperdonabile. (Giornale ignoto).
Foto 76 — Altra caricatura. Si canta vittoria credendo che il Ministro della Pubblica Istruzione abbia fatto chiudere le scuole di Don Bosco, e si augura di vederlo emigrare in America sopra una nuvola, con armi e bagagli! Allusione discreta alla cavalcata delle streghe… sulla scopa.
11. FINALMENTE UNA CASA
Foto 77 — La fontanella di casa Pinardi. È tutto quello che sopravvive al giorno d’oggi (1965) della casa antica.
Foto 78 — Chiesa di San Francesco di Sales, in Valdocco. La foto è stata scattata dalla camera di Don Bosco. Il Santo posò la prima pietra della chiesa nel 1851. Undici mesi dopo, la chiesa era terminata, ma a prezzo di incredibili umiliazioni, di questue, di petizioni. Per 17 anni — dal 1851 al 1868 — fu il centro dell’attività religiosa dell’Oratorio. Vi pregò l’angelico Domenico Savio; il monello santo, Magone Michele; il pastorello delle Alpi, Besucco Francesco. In questa chiesa verrà esposta la salma di Don Bosco alla sua morte. Quel giorno vi sfilarono 40.000 persone. Piccola chiesa traboccante di ricordi, di tenerezza, di meditazione per chi ama Don Bosco.
Foto 79 — Prima statua di Maria Ausiliatrice venerata in Valdocco. « Nella mia vita, è lei che ha fatto tutto », ripeteva spesso Don Bosco. Egli fu il grande propagatore della devozione all’Ausiliatrice nel mondo, e la lasciò in eredità ai suoi figli e alle sue figlie.
Foto 80 — Don Bosco fra i suoi ragazzi. È il padre di famiglia attorniato dai figli.
12. I SUOI SALESIANI
Foto 81 — Quadernetto di Don Rua, dove si racconta la fondazione dei Salesiani: « La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza del signor Don Bosco; c’erano Don Bosco, Rocchietti, Artiglia, Cagliero e Rua; e ci venne proposto di fare, con l’aiuto del Signore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico della carità verso il prossimo, per venire poi a una promessa, e quindi, se fosse possibile e conveniente, farne un voto al Signore. Da tal sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno tale esercizio ».
Foto 82 — La casa ove abitò Don Bosco. La sua camera e il suo ufficio erano al secondo piano.
Foto 83 — Don Bosco a 65 anni, nel 1880. Sul suo volto c’è forza e bontà. Sta vivendo gli anni che segnano il successo del suo lavoro infaticabile. (Foto Schemboche).
Foto 84 — Abiti e oggetti familiari di Don Bosco. Sono appesi all’attaccapanni della sua camera. (Museo Don Bosco, Torino).
Foto 85 — Sei immaginette che portano la firma « Sacerdote Giovanni Bosco ». Sulla prima si legge: « I giovanetti sono la delizia di Gesù e di Maria ».
Foto 86 — Cestino per la carta. Vi si vede un biglietto postale dello Stato Pontificio. Fu probabilmente in un cestino del genere che la polizia ispezionando la camera di Don Bosco, su comando del ministro Farini, trovò una busta con francobolli dello Stato Pontificio. La scoperta aumentò i sospetti. Don Bosco teneva dunque una corrispondenza con la Santa Sede? Quel documento non fu sufficiente per comprometterlo, ma da quel giorno Don Bosco fu tenuto d’occhio…
Foto 87 — Il balcone davanti alla camera di Don Bosco. Di là egli poteva vedere giocare rumorosamente, proprio come desiderava, i suoi ragazzi.
Foto 88 — Altare privato di Don Bosco, in forma d’armadio. Nel gennaio 1879 il Santo ebbe un’estasi al momento dell’elevazione. Rimase sollevato al di sopra della pedana per qualche istante (Museo Don Bosco, Torino).
Foto 89 — Calice personale del Santo (Museo Don Bosco, Torino). La Messa e la Comunione frequente furono alla base della pedagogia di Don Bosco. « L’Eucaristia è il pilastro dell’educazione dei giovani », ripeteva sovente.
Foto 90 — La colonna della ‘ Consolata ’. Omaggio di riconoscenza alla Vergine, che liberò Torino dal colera del 1835. Il morbo s’abbatté sulla città anche nel 1854. Su 10 casi, 6 erano mortali. L’Oratorio era circondato da case in cui si moriva. I cadaveri erano così orribilmente sfigurati dalla malattia, che anche i parenti si rifiutavano di dar loro sepoltura. Don Bosco arruolò 40 volontari tra i suoi ragazzi, e li lanciò in quel terrore generale. Il lazzaretto, traboccante di malati, li vide curare, trasportare, seppellire i morti, sempre presenti e instancabili. Ai poveri portavano lenzuola, vestiti, coperte. L’Oratorio fu letteralmente svuotato. L’epidemia durò 3 mesi, e per 3 mesi durò la loro carità. Come Don Bosco aveva promesso, nessun ragazzo dell’Oratorio fu colpito dal male.
13. DON BOSCO EDUCATORE
Foto 91 — Contratto di lavoro. Don Bosco lo fece stipulare tra il falegname Giuseppe Bartolini e uno dei suoi giovani apprendisti, Giuseppe Odasso. Porta la data dell’8 febbraio 1852. Già allora il santo educatore aveva avuto l’idea del contratto di lavoro tra datore di lavoro e apprendista! Quell’idea in seguito venne adottata in tutto il mondo. La foto di destra mostra la prima pagina del contratto. A sinistra, la conclusione con le firme, tra cui quella di Don Bosco.
Foto 92 — Prima immagine della ‘ tettoia Pinardi ’, trasformata da Don Bosco in ‘ Oratorio ’. Il gioco costituiva una parte importante del suo ‘ sistema preventivo ’. Una delle sue parole d’ordine era: « Non aspettate il male, prevenitelo! Mescolatevi ai giochi dei vostri giovani. Non state mai lontani da loro… ».
Foto 93 — Il gioco è buono ; il lavoro è necessario. Il lavoro forma l’uomo, se è fatto con amore. Foto : Nei laboratori attuali dell’Oratorio di Torino. Apprendisti falegnami al lavoro.
Foto 94 — Apprendista sarto.
Foto 95 — Apprendista tipografo-compositore. Don Bosco, che doveva essere proclamato Patrono degli editori, fu un infaticabile lavoratore della penna. « Stampa contro stampa », era una delle sue parole d’ordine.
Foto 96 — Apprendista meccanico.
Foto 97 — Per Don Bosco, la vita di pietà è il fondamento di tutta l’educazione. Foto: Si conserva un curioso registro, scritto dalla mano del Santo nel 1862. Accanto al nome di ciascun allievo si poteva leggere una massima, adatta al bisogno di ciascuno. Le massime gli erano state dettate dalla Madonna in persona! Passando da Don Bosco, ogni ragazzo ritirò il proprio biglietto. Ma non tutti vi passarono. Alcune massime restano ancora nel quaderno, anzi le ultime pagine servirono con molta semplicità a registrare conti e ricevute.
Foto 98 — La confessione fu evidentemente uno dei mezzi più efficaci nelle mani di Don Bosco per educare i suoi ragazzi. Era la sorgente dell’educazione personale più profonda e immediata. Quando si trattava di iniziare l’educazione di un ragazzo, il Santo gli diceva: « Confessati! ». La foto ritrae Don Bosco che confessa il ragazzetto Paolo Albera, che sarà poi il secondo successore del Santo. Il documento mostra che Don Bosco confessava in pubblico.
Foto 99 — La “ Buona Notte “. Ogni sera, prima che s’andasse a dormire, Don Bosco radunava i suoi giovani. Recitate le preghiere della sera, diceva loro una buona parola. Foto: Il portico della ‘ Buona Notte ‘.
14. UNA DIFFICILE VITTORIA
Foto 100 — Passaporto di Don Bosco per recarsi a Milano. Anno 1850. A quell’epoca Milano era sotto la dominazione austriaca, e quindi recarvisi, per un piemontese, era come ’ andare all’estero ’. Nel passaporto Don Bosco dichiara la sua professione: maestro di scuola elementare… (Museo Don Bosco).
Foto 101 — Fotografia scattata a Roma, dalla ‘ Torre delle Milizie ’. Sopra i tetti e i monumenti, domina la cupola di San Pietro. Roma era ancora, a quei tempi, capitale dello Stato Pontificio.
Foto 102 — Pio IX. Medaglia. Il suo volto, ancora florido, fu ritratto nel quarto anno del suo Pontificato. Era il 1850. Sovrano, egli regnava su diverse province d’Italia.
Foto 103 — Verbale della fondazione della Società Salesiana. È redatto su un modesto quaderno. Tuttavia è la testimonianza di una difficile vittoria di Don Bosco, ottenuta a Roma dopo anni di dura lotta. Quella Congregazione che egli aveva avuto il permesso di fondare, doveva diventare un’opera colossale! (Archivio salesiano)
15. IL DISCEPOLO PREDILETTO
Foto 104 — « Buon giorno, reverendo! ». Cosi probabilmente salutavano Don Bosco i suoi compaesani, quando, nei caldi giorni dell’estate, andava con i suoi ragazzi a cercare un po’ di riposo presso il fratello Giuseppe, ai Becchi.
Foto 105 — La casa che Giuseppe si era costruita presso la dimora paterna. L’uomo barbuto che si osserva nella foto, è Francesco Bosco, uno dei figli di Giuseppe. La foto è del 1892.
Foto 106 — Durante le vacanze Don Bosco si divertiva a rinfrescare le sue abilità di falegname. Fabbricò cosi questo confessionale, collocato nella cappella privata dei Becchi, che si trova nella casa di Giuseppe. Giuseppe metteva volentieri la sua casa a disposizione del fratello durante l’estate.
Foto 107 — Vita di Domenico Savio, discepolo prediletto di Don Bosco. La prima edizione apparve due anni dopo la morte di Domenico. Fu scritta da Don Bosco.
Foto 108 — Il paese di Mondonio, a 4 chilometri da Castelnuovo. Domenico Savio vi mori il 9 marzo 1857. Venne canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954.
16. SCRITTORE ED EDITORE
Foto 109 — Don Bosco pubblicò circa 150 libri e opuscoli. Eccone alcuni. All’inizio li faceva stampare dagli editori Speirani, Paravia e De Agostini. Ma dall’anno 1862 furono editi dalla ‘ Tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales ’.
Foto 110 — Scrittoio, pesa-lettere, portapenne, lampada a petrolio che servirono a Don Bosco. Questi oggetti si trovano ancora nella sua camera. A questo scrittoio Don Bosco passò molte notti vegliando…
Foto 111 — Don Bosco nella sua camera, al tavolo di lavoro. La stanza gli serviva da ufficio e da camera da letto. Sopra la finestra si vede una tavoletta che porta il motto di tutta la sua vita: Da mihi animas, caetera tolte, cioè « Dammi le anime, e prenditi tutto il resto ».
Foto 112 — Qualcuno dei Ebri più importanti di Don Bosco. Tra i principali, una Storia d’Italia. Don Bosco fu dichiarato Patrono degli Editori cattolici il 24 maggio 1946.
Foto 113 — Lettera di un consultore del ’ Santo Ufficio ’. In essa si condanna il suo libro XX Centenario di San Pietro Apostolo. Mancò poco che quest’opera venisse messa all’Indice. In questa lettera proveniente da Roma (righe 7 e 8), si parla di « un grave abbaglio in materia teologica ». Don Bosco afferma, a pag. 192, che la presenza di San Pietro in Roma « è discussione storica estranea alla fede ». Il Santo corresse immediatamente il passo incriminato nella seconda edizione, e cosi evitò la condanna. Ma l’incidente gli cagionò grande dispiacere e pena profonda.
17. L’ORATORIO È UN ALVEARE
Foto 114 — Un cortile dell’Oratorio al giorno d’oggi (1965). I ragazzi giocano con i loro insegnanti, come ai tempi di Don Bosco. La tradizione del gioco chiassoso e movimentato è viva in ogni istituto salesiano.
Foto 115 — ‘ Augurio ’ di un ragazzo dell’Oratorio, al suo ’ caro, amato padre Don Bosco ’.
Foto 116 — Don Bosco fra i musici dell’Oratorio. Il Santo diceva che una casa senza musica è come un corpo senz’anima.
Foto 117 — Don Bosco scrisse drammi e dialoghi educativi, che furono spesso rappresentati all’Oratorio.
Foto 118 — « Maria Ausiliatrice, aiutatemi! ». È un’invocazione scritta al termine di una lettera del Santo. Nella sua vita quella invocazione gli era frequente come il respiro. In ogni difficoltà, egli ricorreva all’Ausiliatrice.
Foto 119 — Anno 1864. Don Bosco incarica il capomastro Buzzetti di costruire la basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Quali fondi aveva radunati per l’impresa? Li aveva tutti nel borsellino, che rovesciò nelle mani del capomastro: 40 centesimi! Il miracolo fu che il capomastro accettò ugualmente di cominciare i lavori! E Don Bosco ricorse una volta di più ai suoi grandi ’ mezzi ’: lotterie, questue, e soprattutto una fiducia immensa in Maria Ausiliatrice. Disse alla fine: « Ogni mattone di questa chiesa è una grazia della Madonna ». La chiesa, iniziata nel 1863, fu consacrata l’8 giugno 1868.
Foto 120 — La Basilica di Maria Ausiliatrice, oggi (1965). Sulla piazza il monumento eretto a Don Bosco nel 1920, da tutti gli ex allievi del mondo.
Foto 121 — Quanti ostacoli Don Bosco dovette superare prima che il suo progetto di Regole per la Società Salesiana fosse approvato da Roma! Vi si recò nel 1874, per difendere la sua causa. La lettera qui riprodotta fu scritta ai Salesiani di Torino il 25 marzo 1874, tra la prima e la seconda riunione della Commissione Pontificia. Si prevedeva un esito positivo. Don Bosco annunciò: « Rallegratevi! La prima congregazione del 24 riuscì bene… attendete con pazienza quanto il Signore disporrà di noi… ».
Foto 122 — Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874).
Foto 123 — Subito dopo l’approvazione, le Regole furono stampate nella loro forma definitiva. Foto: Uno dei primi esemplari, con correzioni a mano di Don Bosco (1874).
Foto 124 — Ritratto di mons. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino (1815-1883). Frappose non pochi ostacoli a Don Bosco (Arcivescovado).
18. LA SECONDA E LA TERZA FAMIGLIA SALESIANA
Foto 125 — Lettera di Maria Mazzarello, prima Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È indirizzata a suor Pierina Marassi, in Torino: «Viva Gesù! Mia carissima suor Pierina e sorelle tutte siete allegre? ».
Foto 126 — Madre Maria Domenica Mazzarello (1837-1881). Seduta in mezzo al gruppo, stringe la mano di suor Giuseppina Pacotto, in occasione della seconda spedizione di suore in Uruguay e in Argentina (1° gennaio 1879).
Foto 127 — Prima casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Mornese, paesetto tra Alessandria e Genova. La fotografia è antica.
Foto 128 — Una Figlia di Maria Ausiliatrice a Nizza Monferrato. In questa casa mori Madre Mazzarello nel 1881.
Foto 129 — Scuole di lavoro. E un ramo importante dell’attività delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella foto: la scuola di cucito a Lione (Francia).
Foto 130 — La principale missione delle Suore di Don Bosco è l’insegnamento. Qui: nella scuola femminile di Nizza Monferrato.
Foto 131 — La Terza Famiglia di Don Bosco è formata dai ’ Cooperatori Salesiani ’. La foto presenta un gruppo di Cooperatori, in occasione di una visita alla vecchia tomba di Don Bosco in Vaisalice. Torino, 1890.
Foto 132 — Il Bollettino Salesiano. Anno primo, 1877. Numeri 1, 2, 4Don Bosco fondò questo periodico per mantenere i contatti con i ‘ Cooperatori ’ disseminati in tutto il mondo. Il successo del Bollettino fu straordinario, e continua a crescere anche oggi (1965). Si pubblica in 32 diverse edizioni e in 16 lingue. Ha una tiratura globale di più di un milione di copie. E un legame di ‘ unità salesiana ’ tra i Salesiani e gli amici delle loro opere, sparsi su tutta la terra.
Foto 133 — Scrittoio di Don Bosco. Il mappamondo che lo sovrasta era usato volentieri da Don Bosco ; guardandolo, carezzava i suoi sogni mondiali. Vi vedeva i suoi missionari porre piede nell’America del Sud, e gradualmente scia-mare in tutti i continenti.
19. LE MISSIONI SALESIANE
Foto 134 — Don Bosco tra i suoi Missionari, i primi che partirono da Valdocco nel 1875. Accanto a lui il console argentino comm. Gazzolo.
Foto 135 — Missionari della dodicesima spedizione, l’ultima effettuata mentre era vivo Don Bosco. Ebbe luogo nel 1887.
Foto 136 — Don Giovanni Cagliero. Guidò la prima spedizione missionaria, e divenne più tardi vescovo e cardinale. Qui è con Zefirino Namuncurà (1886-1905), figlio di un potente cacico della Patagonia. Zefirino mori a Roma in concetto di santità. Per aver favorito con instancabile attività il progresso materiale e spirituale degli indigeni, i Salesiani si guadagnarono il rispetto e la confidenza delle tribù e dei loro capi. Questo spiega il grande successo della loro missione.
Foto 137 — A Valdocco, oggi (1965). Intenso e continuo è l’invio di materiale a tutti i Missionari del mondo. Il centro principale di quest’attività rimane Torino.
20. PIO IX E LEONE XIII LO AMARONO
Foto 138 — La Basilica di San Pietro, in Roma. Don Bosco per 20 volte si recò a Roma.
Foto 139 — Pio IX. Foto che appartenne a Don Bosco. Il Santo, amico e confidente di Pio IX e di Leone XIII, raccomandò in maniera specialissima ai suoi Figli e alle sue Figlie l’obbedienza e la fedeltà al successore di San Pietro.
Foto 140 — Don Bosco nel 1887, un anno prima della morte. (Foto Luzzati, Genova).
Foto 141 — Concilio Vaticano Primo (18 luglio 1870). I Padri conciliari sono riuniti nella navata laterale della Basilica di San Pietro. Si sta proclamando il dogma dell’Infallibilità Pontificia di cui Don Bosco fu ardente propugnatore. Sul trono, Pio IX. Disegno di G. Alto belli, che si servi di ritratti fotografici, incollando i volti delle persone sul disegno.
Foto 142 — Prima stesura della lettera di felicitazioni che Don Bosco indirizzò di sua mano al nuovo Papa, Leone XIII. Era stato eletto il 22 febbraio 1878.
Foto 143 — Medaglia d’argento di Leone XIII, il Papa del mondo operaio, cosi caro a Don Bosco.
Foto 144 — Basilica del Sacro Cuore, in Roma. Fu eretta da Don Bosco su richiesta di Leone XIII, e inaugurata il 14 maggio 1887, 8 mesi prima della morte del Santo.
Foto 145 — Papa Pio X, al tempo in cui era giovane vescovo di Mantova (foto Ferrari, Treviso). Il canonico Sarto, futuro Pio X, visitò l’Oratorio nel 1875. Don Bosco non gli potè offrire che un pranzo estremamente fragile. E Don Giuseppe Sarto dovette entrare in un vicino ristorante per un secondo pasto…
Foto 146 — Papa Pio XI. Giovane sacerdote, Don Ratti s’interessò vivamente dei giovani e particolarmente dell’Opera fondata da Don Bosco a Torino. Visitò l’Oratorio nel 1883, quand’era bibliotecario all’Ambrosiana di Milano. Divenuto Papa, proclamò Don Bosco Beato (1929) e poi Santo (1934).
21. PARIGI E BARCELLONA
Foto 147 — Chiesa della ‘ Madeleine ’ a Parigi. Il viaggio di Don Bosco nella capitale francese fu un vero trionfo.
Foto 148 — Don Bosco nella villa Marti-Codolar, in occasione del suo viaggio a Barcellona, 1886. Si vede, chino verso di lui, Don Rua, suo primo successore a Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana.
Foto 149 — Decorazione che Don Bosco ricevette a Barcellona. L’iscrizione dice: «Al rev.do Don Juàn Bosco, miembro de honor y mèrito de la Asociación de católicos de Barcelona, 15 de abril 1886 ».
Foto 150 — Il monte Tibidabo di Barcellona, alla fine del secolo scorso. Si vede alla sommità una modesta cappella.
Foto 151 — Il monte Tibidabo oggi (1965). In sogno Don Bosco vide sorgere sulla sommità un magnifico Santuario. Il Santuario fu inaugurato nel 1961. E dedicato al Sacro Cuore di Gesù e affidato ai Salesiani.
Foto 152 — Una delle ultime fotografie di Don Bosco: stanco e fiaccato dalla malattia e dal suo viaggio a Barcellona.
22. LA DIPARTITA DA QUESTO MONDO
Foto 153 — Sofà e leggio. Su questo sofà Don Bosco passò gli ultimi mesi di vita. Si riposava, pregava, lavorava. Le sue gambe gonfie gli permettevano appena qualche passo. La sua vista, sempre più affaticata, non gli lasciava più di leggere. Passava il tempo a dettare ai suoi segretari. Nei momenti di respiro, raccontava loro le prime vicende dell’Oratorio …
Foto 154 — Tavolino da notte e oggetti vari usati da Don Bosco. La bottiglia d’acqua, che si trovava sul tavolino alla sua morte, fu sigillata. Si conserva ancora nel ‘ Museo Don Bosco ’.
Foto 155 — Letto in cui mori Don Bosco. Lenzuola e coperte sono conservate con cura nell’armadio delle reliquie. La scaletta aiutava il Santo a salire sul letto quando le gambe lo facevano troppo soffrire.
Foto 156 — La salma di Don Bosco fu esposta nella ’ galleria ’ accanto alle sue stanze. Rivestito dei paramenti sacerdotali, Don Bosco fu visitato da una fiumana interminabile di fedeli. La foto fu scattata il giorno stesso della sua morte, il 31 gennaio 1888. Il crocifisso e la poltrona si conservano ancora nella ’ galleria ’, accanto alle stanze del Santo.
Foto 157 — La salma di Don Bosco fu esposta nella ’ galleria ’ accanto alle sue stanze. Rivestito dei paramenti sacerdotali, Don Bosco fu visitato da una fiumana interminabile di fedeli. La foto fu scattata il giorno stesso della sua morte, il 31 gennaio 1888. Il crocifisso e la poltrona si conservano ancora nella ’ galleria ’, accanto alle stanze del Santo.
Foto 158 — Il crocifisso che Don Bosco strinse fra le mani nell’ultima agonia.
Foto 159 — La cassa funebre che custodi la salma di Don Bosco fino alla sua beatificazione, nel 1929.
Foto 160 — Valsalice. L’Istituto salesiano fondato da Don Bosco sulla collina torinese custodi le spoglie mortali del Santo dal 1888 al 1929.
23. IL CAMMINO DELLA GLORIA
Foto 161 — Il primo monumento a Don Bosco. Fu eretto nel 1898 sulla piccola piazza di Castelnuovo d’Asti dai suoi compaesani. In seguito il nome del paese fu cambiato in Castelnuovo Don Bosco.
Foto 162 — Il 3 giugno 1929, Pio XI proclamò Don Bosco ‘ Beato ’. Foto a destra: il Papa inginocchiato davanti all’immagine del nuovo Beato. A sinistra: i resti di Don Bosco trasportati da Valsalice a Torino-Valdocco il 9 giugno 1929, in un trionfo di folla che gremiva le vie di Torino, pregando e cantando.
Foto 163 — Il 3 giugno 1929, Pio XI proclamò Don Bosco ‘ Beato ’. Foto a destra: il Papa inginocchiato davanti all’immagine del nuovo Beato. A sinistra: i resti di Don Bosco trasportati da Valsalice a Torino-Valdocco il 9 giugno 1929, in un trionfo di folla che gremiva le vie di Torino, pregando e cantando.
Foto 164 — Il giorno di Pasqua 1934 vide la suprema glorificazione di Don Bosco. Pio XI lo proclamò ‘ Santo ’. Era il 1° aprile. Nella foto, l’entrata del Papa nella Basilica di San Pietro. La piazza è affollata di persone provenienti da ogni parte del mondo.
Foto 165 — oggi (1965) i resti mortali di Don Bosco riposano sull’altare monumentale a lui dedicato, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino.
Foto 166 — La salma di Don Bosco, come appare nel]’urna di cristallo.
Foto 167 — Il povero contadinello dei Becchi è venerato nella Basilica di San Pietro tra i fondatori di Congregazioni religiose. La sua statua (opera del Canonica) campeggia al posto d’onore, al di sopra dell’antichissima effigie di San Pietro e del ritratto di Pio IX, suo protettore e amico. Un particolare curioso e quasi incredibile: Don Bosco, in un sogno, vide se stesso in San Pietro, esattamente nel luogo occupato oggi (1965) dalla sua statua.